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Scontri per l’ex Ilva, la Digos deposita la prima informativa. Sindacati e politica si dividono su violenza e risultati della protesta

La Procura valuta le ipotesi di danneggiamento, minacce e resistenza a pubblico ufficiale dopo la manifestazione davanti alla Prefettura. Il manifestante ferito, secondo la Digos, sarebbe stato colpito da un oggetto lanciato dai suoi colleghi e rimbalzato sulle grate. Intanto sindacati e forze politiche si confrontano tra accuse, solidarietà e richieste al Governo sul futuro dell’ex Ilva

La tensione esplosa due giorni fa davanti alla Prefettura di Genova durante la protesta per l’ex Ilva approda ora sui tavoli della magistratura. La Digos ha depositato una prima informativa sugli scontri tra polizia e manifestanti, ricostruendo le fasi più critiche della mobilitazione e formulando le ipotesi di reato di danneggiamento, minacce e resistenza a pubblico ufficiale. Sarà la Procura, nelle prossime ore, a valutare gli atti e ad aprire formalmente un fascicolo, mentre proseguono gli accertamenti per risalire all’identità di chi avrebbe materialmente preso parte agli episodi più gravi: al momento non risultano ancora manifestanti individuati, ma gli investigatori ritengono possibile arrivare a breve a prime identificazioni grazie alle immagini e alle testimonianze raccolte.

Secondo quanto riportato nella relazione, nel giorno dello sciopero dei metalmeccanici una parte del corteo si è concentrata davanti alla Prefettura, dove un gruppo di lavoratori ha iniziato a battere i caschi gialli contro la barriera metallica allestita dalla polizia a protezione dell’ingresso. In una fase successiva, per cercare di abbattere la rete, sarebbe stato utilizzato un cavo di acciaio collegato a un muletto normalmente impiegato per spostare i coils d’acciaio: il traino avrebbe causato il distacco di alcune grate della struttura. Proprio quel cavo è stato sequestrato e inserito fra gli elementi di prova.

Nel documento la Digos affronta anche il caso dell’operaio rimasto ferito durante le cariche. La ricostruzione sostenuta dagli investigatori attribuisce il colpo a un oggetto lanciato dai manifestanti che, dopo aver rimbalzato sulle grate di protezione, avrebbe raggiunto il lavoratore. Saranno gli ulteriori approfondimenti disposti dalla Procura a chiarire le responsabilità e a definire con maggiore precisione la dinamica complessiva di quanto accaduto.

Mentre la magistratura muove i primi passi, il dibattito si sposta sul terreno politico e sindacale, alimentato dai numerosi comunicati diffusi nella giornata di ieri. Dal fronte della Uil e della Uilm arriva una denuncia durissima sul clima che si respira davanti alle fabbriche. In conferenza stampa, Riccardo Serri e Antonio Apa parlano di «clima violento e intimidatorio», dopo l’aggressione subita davanti all’ex Ilva di Cornigliano dal segretario generale Luigi Pinasco e dal segretario organizzativo Claudio Cabras, colpiti a calci e pugni mentre cercavano di intervenire a un’assemblea. Secondo i sindacalisti, episodi di questo tipo fanno male non solo alle persone coinvolte ma a tutto il mondo del lavoro, spostando l’attenzione dai problemi reali a logiche di scontro interno.

Di segno diverso ma ugualmente netto è la presa di posizione congiunta del segretario generale della Cgil Maurizio Landini e del segretario generale della Fiom-Cgil Michele De Palma, che respingono ogni tentativo di associare Fiom e Cgil al terrorismo o a una strategia della violenza. I due dirigenti ricordano la storia del sindacato e il sacrificio di Guido Rossa, ucciso dalle Brigate Rosse proprio a Genova, e rivendicano l’impegno per mantenere la vertenza sul terreno del confronto: l’obiettivo dichiarato resta quello di ottenere dal Governo un tavolo a Palazzo Chigi per garantire continuità produttiva in tutti i siti, decarbonizzazione e piena tutela occupazionale.

Sul versante istituzionale locale, la sindaca di Genova Silvia Salis definisce «una prima boccata d’ossigeno» le indicazioni arrivate da Roma dopo l’incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy con il ministro Adolfo Urso e il presidente della Regione Marco Bucci. La prima cittadina sottolinea l’impegno della struttura commissariale a far ripartire anche la linea dello zincato a Cornigliano, affiancandola alla produzione della banda stagnata e mantenendo i livelli occupazionali già annunciati, con 585 lavoratori in servizio e 70 in formazione. Silvia Salis lega questo risultato alle «legittime richieste» avanzate dai lavoratori e ribadisce, da un lato, la vicinanza alle loro ragioni e, dall’altro, la condanna di ogni episodio di violenza, esprimendo solidarietà alla Uilm per l’aggressione subita dai suoi rappresentanti e assicurando che il Comune continuerà a vigilare perché Genova abbia «certezze, non promesse».

Anche Anpi Genova accoglie con sollievo le notizie provenienti da Roma, attribuendo il cambio di passo del Governo alla «giusta e faticosa protesta» dei lavoratori di Cornigliano. L’associazione dei partigiani ringrazia le genovesi e i genovesi che hanno sostenuto la mobilitazione nonostante i disagi e torna a criticare duramente le «provocazioni» legate all’uso di lacrimogeni e barriere davanti alla Prefettura. Anpi Genova si schiera inoltre contro l’ipotesi – poi respinta dai sindacati di categoria – di coinvolgere i vigili del fuoco in compiti di ordine pubblico, ricordando che chi soccorre non può essere usato per dividere.

In una nota, Cgil Genova e Liguria definisce le decisioni assunte sul prosieguo della produzione un «primo risultato positivo» ottenuto grazie alle mobilitazioni indette da Fiom e Fim e alla scelta della «stragrande maggioranza» dei lavoratori di scioperare per sette giorni. Il sindacato ringrazia Silvia Salis e Marco Bucci per la vicinanza dimostrata e respinge come «gravissime» le accuse rivolte alla Cgil di tacere davanti allo squadrismo o di alimentare la violenza, richiamando ancora una volta la memoria di Guido Rossa. La confederazione ribadisce la condanna di ogni forma di violenza, da chiunque provenga, e auspica il ripristino di un clima di rispetto fra le organizzazioni sindacali in una fase definita «gravissima» per la città.

Sul fronte sindacale di base, il Coordinamento Usb Acciaierie d’Italia Genova rivendica, in una nota, che la riattivazione della linea dello zincato è frutto dei cinque giorni di sciopero a Cornigliano e non di concessioni spontanee. Usb, che parla a nome del coordinamento, insiste sulla necessità di un intervento pubblico forte, rifiuta qualsiasi «spezzatino» del gruppo e chiede una nazionalizzazione che tenga insieme Taranto, Genova, Novi e Racconigi, per difendere lavoro, ambiente e salute dentro una strategia di decarbonizzazione reale.

Sulle stesse coordinate si collocano le parole di Luca Barigione, presidente di Federmanager Liguria, che accoglie con favore la ripartenza della produzione ma ribadisce la necessità di un vero piano industriale per Genova e Novi. Secondo Barigione, i siti del Nord, capaci a regime di circa due milioni di tonnellate l’anno, devono poter contare su una maggiore autonomia operativa, valorizzando il loro ruolo nelle filiere del packaging alimentare, dell’automotive, degli elettrodomestici e delle costruzioni e mettendo a frutto le competenze accumulate a Cornigliano e Novi.

Dal versante del centrodestra, i gruppi di Fratelli d’Italia in Regione Liguria e nel Comune di Genova, con Matteo Rosso, Maria Grazia Frijia e Gianni Berrino, rivendicano l’«esito positivo» del tavolo romano come conferma dell’impegno del Governo Giorgia Meloni a tutela dei posti di lavoro e di un asset strategico come l’acciaio. Parlano di «sconfitta della narrazione disfattista della sinistra» e accusano alcune aree del sindacato di aver «cavalcato la piazza violenta». I parlamentari esprimono solidarietà alla Uilm per l’aggressione ai propri dirigenti e contestano alla sindaca Silvia Salis di non aver condannato esplicitamente i cori sessisti contro la presidente del Consiglio, evocando il «doppiopesismo» della sinistra.

Dal mondo politico di sinistra arrivano altre letture critiche nei confronti del Governo. Paolo Benvegnù, Jacopo Ricciardi e Gianni Ferretti, per Rifondazione Comunista, attribuiscono la ripresa, seppur parziale, della produzione a Genova esclusivamente alla «determinazione» delle lavoratrici e dei lavoratori e giudicano ancora insufficienti le risposte arrivate da Roma. Nella loro prospettiva, la sola strada per garantire lavoro, salute e tutela dell’ambiente è la nazionalizzazione dell’ex Ilva, con un piano industriale pubblico per Acciaierie d’Italia e l’intera siderurgia nazionale.

Le senatrici di Italia Viva Raffaella Paita e Annamaria Furlan prendono atto delle promesse del ministro Adolfo Urso sulla continuità produttiva, ma parlano di «sole parole» e lo sfidano a chiarire tempi realistici per il pieno riavvio di Taranto, contenuti del piano industriale, forme dell’intervento statale e livelli occupazionali garantiti. Le due esponenti lamentano il silenzio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e sostengono che ai lavoratori debba essere detta «la verità» senza ambiguità.

Dal Partito Democratico, Andrea Orlando, Davide Natale e Simone D’Angelo definiscono «necessario» il passo compiuto dal Governo ma denunciano una gestione della vertenza che avrebbe portato «la tensione con i lavoratori fino allo stremo», costringendoli a cinque giorni di sciopero e di perdita salariale che, a loro avviso, potevano essere evitati. I tre dirigenti invitano le istituzioni locali a vigilare sull’effettiva attuazione degli impegni assunti e chiedono una programmazione seria e condivisa, con un ruolo chiaro dello Stato nella transizione industriale.

Nel campo del centro moderato, la deputata Ilaria Cavo, presidente del Consiglio nazionale di Noi Moderati, definisce «rilevante» il segnale arrivato dal ministero, sottolineando che a Genova ripartiranno entrambe le linee, quella della latta e quella della banda zincata, seppur con percentuali diverse in attesa del completamento delle manutenzioni a Taranto. Per Cavo è ora il tempo della «responsabilità di tutti», con un monitoraggio costante e nessuno spazio alla violenza, e non manca un messaggio di solidarietà alla Uilm per quanto avvenuto ai cancelli dell’ex Ilva.

Sullo stesso tema intervengono anche i gruppi consiliari Vince Liguria – Noi Moderati e Orgoglio Liguria. Matteo Campora, insieme a Alessandro Bozzano e Federico Bogliolo, e Giovanni Boitano, con Marco Frascatore e Walter Sorriento, esprimono «piena solidarietà» a Luigi Pinasco e Claudio Cabras, definendo «inaccettabile» l’aggressione davanti alla fabbrica e ribadendo che la violenza non può trovare giustificazione in alcun contesto. Nelle loro dichiarazioni richiamano i risultati ottenuti attraverso il dialogo istituzionale e le rassicurazioni del ministro Adolfo Urso sulla continuità produttiva e sul programma di manutenzione orientato a ripristinare una capacità di 4 milioni di tonnellate a Taranto.

A chiudere il quadro delle reazioni istituzionali regionali sono le parole dell’assessore ai Rapporti con le organizzazioni sindacali Paolo Ripamonti e del consigliere delegato allo Sviluppo economico Alessio Piana, che definiscono «gravissima» l’aggressione ai sindacalisti Uilm, esprimono solidarietà e ribadiscono che il diritto di manifestare non può mai superare i limiti della legalità e del rispetto. Entrambi invitano a proseguire nel lavoro comune, già sperimentato in altre vertenze, per difendere l’occupazione e la vocazione industriale del territorio.

Sullo sfondo degli scontri, delle inchieste e delle polemiche incrociate, la vicenda dell’ex Ilva di Cornigliano resta dunque sospesa fra una parziale apertura sul fronte produttivo e molte incognite sul piano industriale e occupazionale. Il confronto, esasperato dagli episodi di violenza e dalle accuse reciproche, si gioca ora su due piani paralleli: da un lato la verifica giudiziaria dei fatti avvenuti in piazza, dall’altro la capacità di Governo, istituzioni locali e parti sociali di trasformare questa «prima boccata d’ossigeno» in un percorso stabile di rilancio, sottraendo la fabbrica a una logica di emergenza permanente.

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